Sabato 25 ottobre, al mercato rionale di Santa Galla, ai...
A venti anni dalla scomparsa di Berlinguer
Articolo pubblicato nel giugno 2004 dal mensile di informazione e cultura territoriale "Cara Garbatella".
Tempo fa, un nostro collaboratore ha ritrovato una fotografia, risalente ai primi anni '70, che ritrae l'allora segretario generale del PCI, Enrico Berlinguer, in visita alla Sezione di Garbatella in Via F. Passino, ricevuto dal segretario Orlando Lombardi.
La circostanza che il massimo dirigente dei Comunisti italiani venne ad incontrare i militanti di Garbatella, conferma la rilevanza politica che ha sempre avuto questa struttura territoriale, nonché il suo profondo radicamento sociale nel quartiere: basti pensare che in alcuni seggi elettorali la percentuale di voti per il P.C.I. arrivava al 48%. Ci é sembrato quindi giusto pubblicare quella foto e ricordare la figura e l'opera di Enrico Berlinguer a venti anni dalla sua scomparsa, avvenuta l'11 giugno del 1984.
La prima cosa che torna alla mente è il mare delle bandiere rosse e la moltitudine di oltre un milione di persone, quello che Pasolini chiamò il "popolo comunista", che arrivò a Roma in quel caldo giugno per dargli l'estremo saluto. Ma soprattutto vogliamo ricordare il suo patrimonio di elaborazione politica che a tanti anni di distanza si dimostra ancora di grande attualità. In primo luogo la lotta per la pace, come valore in sé e quale presupposto per l'avanzamento delle condizioni dei lavoratori ed il rafforzamento della democrazia. A questo proposito Berlinguer auspicava un governo mondiale democratico che vedesse nell'ONU lo strumento di risoluzione dei conflitti e di una nuova ed indispensabile collaborazione tra il Nord ed il Sud del mondo. Una particolare rilevanza dava al ruolo internazionale dell'Europa vista come laboratorio di democrazia, come entità indipendente dagli U.S.A. e come fautore di dialogo con il paesi mediterranei e quindi con il mondo arabo.
Come dimenticare poi la "questione morale", vale a dire la denuncia, anni prima di Tangentopoli, delle degenerazioni politico-affaristiche e l'affermazione della necessità che i valori etici permeino la vita politica, perché la corruzione ed il clientelismo rappresentano la negazione di una reale democrazia e determinano il declino dell'intera società.
Inoltre Berlinguer, a partire dalla cosiddetta politica dell’"austerità", propose che il risanamento dell’economia non fosse pagato, come sempre, dai lavoratori, ma della classi benestanti. Riteneva che la sanità, la scuola, l'assistenza, dovessero essere pubbliche, efficienti ed accessibili a tutti. Pensò quindi ad un nuovo tipo di sviluppo economico che non si basasse solo sul consumismo individuale ed egoistico, ma che ponesse, quali criteri fondanti, la qualità della vita, la sostenibilità ambientale, la solidarietà sociale. Dunque, a vent'anni di distanza una straordinaria attualità e vitalità delle idee e delle battaglie di Enrico Berlinguer.
Purtroppo oggi, in molti di quelli che furono giovani dirigenti del suo partito, si fa fatica a ritrovare un'analoga nettezza, coerenza e profondità di elaborazione. Anzi qualcuno di quelli gli preferisce la presunta "modernità" craxiana.
Noi no!
Noi vogliamo ricordare le idee dell'ultimo grande leader della sinistra italiana, perché, come proprio Berlinguer ebbe a rispondere ai suoi critici di allora, non vi è creazione del nuovo se si comincia dal rinnegare se stessi.











